Musica passata di recente nelle orecchie…
In completo disordine mentale sono riportati di seguito artisti visti in concerto, album ascoltati o video visti…
Caparezza: Saghe Mentali + Le dimensioni del mio caos.
Saghe mentali. Viaggio allucinante in una testa di capa, è la prima opera letteraria di Michele Salvemini, in arte CapaRezza, uscita nelle librerie il 3 aprile 2008, pubblicata dalla casa editrice Rizzoli.
Ripartito in quattro sezioni, la prima assume la forma del diario privato in cui racconta e spiega le proprie canzoni, la seconda è sviluppata in forma di raccolta di fiabe, la terza è un riadattamento dell’Inferno dantesco, la quarta è quasi un completamento del CD Le dimensioni del mio caos, in quanto ne trascrive i testi e, collegandoli attraverso testi in prosa, li unisce a formare un fonoromanzo, come l’artista stesso lo definisce.
Il quarto lavoro di CapaRezza, uscito l’11 aprile 2008 ed intitolato Le dimensioni del mio caos, vede come guest star noti doppiatori italiani di attori hollywoodiani come Michele Kalamera (Clint Eastwood), Pasquale Anselmo (Nicolas Cage) e Dario Penne (Anthony Hopkins) e vede anche la collaborazione di Cinzia Fiorato, telegiornalista del TG1.
Il CD è pensato come sottofondo musicale del primo libro pubblicato da CapaRezza, Saghe mentali (uscito il 3 aprile per la Rizzoli). Caparezza ha pensato questo disco come ad un fonoromanzo, cioè un concept album che ha come filo comune la storia di Ilaria, una dei protagonisti del libro, che si ritrova catapultata dal 1968 ad oggi, in occasione di un concerto tributo di Caparezza a Jimi Hendrix. La storia seguita con l’innamoramento di Caparezza nei confronti di Ilaria che si rifiuta di tornare indietro trasformandosi da giovane hippie a ragazza dei giorni nostri che segue le mode e che va in giro con Carneade del “fronte dell’uomo qualcuno”. Intanto Caparezza incontra Luigi Delle Bicocche, eroe moderno a cui dedica una canzone che canta in metropolitana. Per questo viene arrestato e condannato a 10 anni a spalare gli escrementi degli elefanti. Intanto Carneade vince le elezioni con il 90% dei voti mentre Luigi delle Bicocche crea un varco temporale che fa tornare indietro il mondo alla preistoria dove i bonobi, particolari scimmie, mostrano di comportarsi meglio degli uomini che compongono la società attuale. Sono presenti nel “fonoromanzo” molti temi sociali e citazioni anche dai programmi tv e dai videogiochi. L’album ha veri e propri protagonisti:
1. CapaRezza, un artista pugliese che non fuma canne; 2. Ilaria, una hippie sessantottina stregata da Jimi Hendrix; 3. Luigi delle Bicocche, un muratore precario che demolirà il muro del tempo; 4. Il bonobo, una scimmia giocosa e disinibita.
Il disco presenta tematiche sociali molto forti, quali le morti bianche, il tema della precarietà del lavoro, il tema dell’ambiente, il tema del revisionismo storico favorito dalla scarsa propensione allo studio e alla memoria, la massificazione delle comunicazioni nei confronti dei cittadini, la frenesia di apparire, il sesso e la sessualità in genere, oltre alla mercificazione del sesso stesso al servizio del successo; sono presenti riferimenti, anche se indirettamente, alla “casta” politica italiana e alle grandi opere da costruire in Italia (Ponte sullo Stretto, TAV) enfatizzando il fatto che siano infrastrutture dubbiamente terminabili e utili solo ai poteri forti, oltre a quelli sopra elencati anche la salute in generale.
Il video del primo singolo tratto dall’album, Eroe ( Storia di Luigi delle Bicocche).
Billy Bragg: Mr. Love & Justice
Il nome di Billy Bragg evoca altri periodi e contesti, non solo musicali, ma anche politici e culturali. Gli anni ottanta. L’Inghilterra della Thatcher. La guerra delle Falklands e lo sciopero dei minatori inglesi. Il movimento Red Wedge e il Labour Party, profondamente diverso da quello dei giorni nostri. Tantissimi musicisti e artisti che si impegnarono in prima persona per sostenere la causa degli operai delle miniere, i loro scioperi, le mobilitazioni. In particolare, in prima fila – accanto a Paul Weller e ai suoi Style Council, agli Housemartins – a organizzare una lunga serie di concerti ed esibizioni in lungo e in largo per l’Inghilterra, non poteva mancare questo menestrello, politicamente e idealmente schierato a sinistra, con la sua musica così semplice e combattiva, che parlava di amore ma anche di giustizia sociale.
E’ evidente che i suoi lavori più belli e ispirati siano proprio quelli a ridosso di quegli anni: Talking With The Taxman About Poetry (1986) e Don’t Try This At Home (1991), passando per Worker’s Playtime (1988). Una canzone e un video che ho scolpiti nel mio cuore in maniera indelebile, Greetings To The New Brunette. In questi anni la discografia del songwriter inglese è stata giustamente oggetto di ristampe. Per non parlare poi dei due box set pubblicati nel 2006. Ma non c’è solo il passato e non è giusto vivere esclusivamente di ricordi e nostalgia. Billy Bragg è uno splendido cinquantenne, in grado di fare ancora buona musica. Mr. Love & Justice è uscito da qualche settimana (2008) ed è il suo nuovo album, sei anni dopo il precedente (e mediocre, a dire il vero) England Half English.
L’album si apre con una ballata splendida, dal retrogusto vintage, come Keep Faith. Una canzone rilassante, matura, che vede anche un grandissimo protagonista della musica inglese come Robert Wyatt (in comune i due hanno la stessa sensibilità politica) partecipare. Una presenza estremamente delicata la sua, quasi sussurrata. Una song che rappresenta anche la sintesi del nuovo lavoro di Billy Bragg. Le coordinate musicali del nostro non sono poi fondamentalmente mutate. Come nei suoi lavori degli anni ottanta i riferimenti sono gli stessi: soul music e Motown style, folk-rock militante, english pop. La vena è più intimista, rilassata. Meno combattiva e graffiante. Ma è anche vero che Billy non ha più venti anni. E se pezzi come I Almost Killed You (con uno strano ritmo in odore di flamenco…) e The Beach Is Free evocano atmosfere e ritmi dylaniani, un brano come Sing Their Souls Back Home – con organo hammond in evidenza – mi ricorda molto da vicino Van Morrison.
Amore e giustizia, quindi. La politica, la critica verso l’esistente, non potevano mancare. O Freedom è un brano che profuma di country e che punta l’indice contro la guerra preventiva; mentre in The Johnny Carcinogenic Show è la televisione ad essere presa di mira. Una dozzina di brani in tutto. Un disco che scivola via senza vette eclatanti (ad eccezione di Keep Faith) né cadute particolari di stile. Un disco onesto, sincero, estremamente gradevole. Un’artista coerente con il suo percorso musicale, culturale, politico. Fuori dal tempo e dalle mode. Da segnalare anche la versione deluxe dell’album, che contiene un secondo cd, con le stesse canzoni proposte in chiave acustica.
Il video che segue è Mr. Love & Justice suonato all’iTunes Live Sessions AIR Studios Hampstead, London il 24.02.2008.
Frankie HI-NRG MC: DePrimoMaggio
DePrimoMaggio è il titolo del quarto album in studio del rapper italiano, uscito nei primi mesi del 2008, dopo il festival di Sanremo, è composto da dieci brani, di cui, come consuetudine per l’artista, alcuni “parlati”. che è ispirato ai più recenti crack finanziari italiani ed alla degenerazione politica e sociale dell’Italia stessa e contiene un campionamento del brano Introduzione di Fabrizio De André, tratta dall’album Storia di un impiegato.
Nella versione ufficiale, pubblicata nell’album e nel singolo, hanno collaborato al brano Roy Paci e Enrico Ruggeri.
Il video del primo singolo tratto dall’album, Rivoluzione.
Afterhours: I milanesi ammazzano il sabato
“I milanesi ammazzano il sabato” arriva dopo le due versioni di “Ballate per piccole iene” e la relativa avventura della tournée estera che ne è seguita. Quattordici tracce che rappresentano la cosa più lontana che si potesse immaginare dopo il parto gemellare italo/anglofono, probabilmente perché Manuel (con tutta la band) riprende saldamente il controllo delle operazioni, pur avendo assortito un parterre di ospiti che arricchisce la tavolozza di colori.Con tutti questi presupposti non poteva non venir fuori un album pienissimo, che traccia dopo traccia cambia “umore” senza però mai toccare sfumature solari sullo stile di “Bianca” o “Non è per sempre” (eccezion fatta, al limite, per “Riprendere Berlino”, a tutti gli effetti il primo singolo spedito ai network). Altri due aspetti contraddistinguono fortemente questo lavoro: uno è di certo la paternità – quanto la (contrastata?) vita di coppia (“Musa di nessuno”) – di Manuel che fa più volte capolino nei testi fino alla splendida ninnananna finale intitolata “Orchi e streghe sono buoni”, mentre l’altro riguarda – ancora una volta e sempre più prepontemente – questo infinito (e giustamente impietoso!) ritratto di Milano, alimentato dal rapporto di amore/odio che continua a ricoprire un ruolo centrale nelle tematiche della band (“Tema: la mia città”).
Ma oltre ad essere il disco più umorale, “I milanesi ammazzano il sabato” è forse il lavoro in cui la band si apre a nuovi orizzonti su suoni e arrangiamenti, sintetizzando al meglio il percorso compiuto fino ad oggi. “E’ solo febbre”, il primo estratto in assoluto, ne è la dimostrazione più efficace, mentre a chi pensava ancora agli Afterhours come una band che avrebbe messo definitivamente in cantina lo spirito più tipicamente rock, troverà diverse sorprese durante l’ascolto. Oltre, infatti a “Pochi istanti nella lavatrice” (sì, è vero, deve molto agli Stooges ma si ascolta che è un piacere), a rincuorare i più nostalgici ci sono tracce come “E’ dura essere Silvan”, “Tutti gli uomini del presidente”, “Neppure carne da cannone per Dio” e “Tutto domani”.
Al di là di ogni aspettativa è invece “Tarantella all’inazione”, riuscitissimo esperimento in cui il gruppo si allontana da tutti i possibili schemi previsti e ripesca archetipi folk come furono tradotti negli anni settanta per reimpiantarli in una canzone del 2008. Il risultato è da applausi e il primo pensiero va alle esecuzioni dal vivo del brano, potenzialmente infinite.
Un lavoro che di certo piacerà tanto ai fan oltranzisti quanto ai nuovi adepti, ricco di sfumature a tratti improbabili – e forse affascinante proprio per questo motivo – a confermare la grandezza di una band che sa rigenerarsi per continuare a soprendere.
Il video del primo singolo tratto dall’album, E’ solo febbre.
